Il carnevale è la festa in cui si sprigiona forte, travolgente e spontanea la vitalità. Ognuno scherza col travestimento, il non essere per un giorno riconosciuti celandosi dietro una maschera. Momenti di gioia, e di festa sfrenata coinvolgono tutti, spettatori e figuranti, rendendoli protagonisti di un unico film che va in scena in tutta l'Irpinia ma che assume in ogni zona caratteri e connotati specifici. La mascherata è una costante in tutta la provincia e non mancano le farse improvvisate o a soggetto, oppure cortei mascherati che al ritmo delle tammurriate e delle tarantelle (tipica danza irpina) attraversano i paesi e le contrade. Montemarano, Paternopoli, Castelvetere, Bellizzi Irpino, vantano una tradizione carnevalesca plurisecolare e lo spontaneo travestimento che sfocia in variopinti balletti folcloristici ben si intreccia a Paternopoli con la organizzata sfilata di carri allegorici caratterizzati da un susseguirsi abbagliante e rumorosa di
colori e suoni che è esaltata dalla popolarissima maschera locale: lo "Zerre" il quale ricorda con la sua vivacità l'anima innocua dei monelli di strada. La tammurriata di Montemarano, quella di Castelvetere, e poi è ancora forte qui in Irpinia una espressione del folclore campano, la Canzone di Zeza, una farsa tragicomica le cui origini sono collocate in Napoli alla corte dei regnanti Borbone, nella quale si narra con il canto, per strada, la storia di una matrimonio contrastato. I personaggi che caratterizzano la storia vanno da Pulcinella, classica maschera napoletana, alla moglie Lucrezia, vera protagononista di una famiglia patriarcale solo per modo di dire, infatti la matriarca fa e disfa tutto a suo piacimento, da vera ruffiana, c'è poi Don Zenobio, laureando in medicina, che sposerà Porzia la figlia che Pulcinela non vorrebbe maritare perchè a suo dire ancora troppo giovane "muccusella" e poi il pescatore, i cacciatori, la fioraia
e lo scalettiere, che si occupano di raccogliere offerte in denaro dagli spettatori offrendo loro fiori. Alla fine fatto il matrimonio, tutti a ballare, i figuranti diretti dal capo zeza ballano la quadriglia. La unicità di questa rappresentazione sta nel fatto che i partecipanti sono tutti uomini, Altre manifestazioni si accostano a belle allegorie, come quella dei “mesi” rappresentata da giovani in costume che intrecciano ghirlande mentre danzano. Nella zona di Lauro è rappresentato il “ballintrezzo” festosa allegoria in cui convergono travestimento, gioco, ballo e intreccio a rete di lunghi nastri colorati. In Irpinia il carnevale conserva spontaneità, usi e originalità tramandati nei secoli e molto sentiti dalle popolazioni. Resistono con facilità alle contaminazioni commerciali. Pertanto i carnevali irpini si caratterizzano per la tipicità in quanto espressione genuina del territorio e si basano su una ricca varietà e cioè sulla tarantella di Montemarano, sulle Zeze, sul ballo n’treccio, sul palo d’amore e sui carri allegorici. E’ tutto il popolo che partecipa ed è proprio il coinvolgimento e la spontaneità della gente comune che fa sentire viva questa tradizione. E’ una festa che unisce giovani e anziani, famiglie povere con quelle benestanti.