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La Zeza

A carnevale Bellizzi
si veste di raso e di pizzi,
i zezaiuoli con canti e balli
allietan gli abitanti delle valli.

In ogni casa c’è aria di festa
chi cuce, chi tesse, chi acconcia la testa,
collane di perle, orecchini di ambra
il trucco pesante, il rossetto alle labbra.

È un insiem di colori,
armati di fucili i cacciatori
cipria e coriandoli sparan
“ferendo” fanciulle che un dì amarono

La musica echeggia e squilla 
diretta con maestria dal capo quadriglia,
la gente canticchia parole vecchie
impresse dal tempo nelle loro orecchie

Quando bambini correan festosi
ad acclamare gli attori improvvisi,
nella mente ripassan ricordi sinceri
quando a “zezare” erano i loro cari.

Ritorna il presente, la musica cambia
dopo il matrimonio è d’obbligo il ballo,
le note son quelle della quadriglia
tre giorni per strada una sola famiglia.

Gli applausi ala fine ripagan gli affanni
e gia si pensa ai prossimi anni,

la scaletta con forza lancia un messaggio:

la "Zeza" è l'esistere di questo villaggio

Giovanni Ventre