Era il 1888 quando furono iniziati i lavori della prima strada ferrata in Irpinia. Il progetto, che prevedeva la stesura di una strada ferrata per 119 km da Avellino a Ponte Santa Venere (oggi Rocchetta Sant’Antonio), fu completato il 27 ottobre 1895 con la solenne inaugurazione. Le vicende di questa linea sono ricostruite con un pregevolissima raccolta di testimonianze scritte e orali nel libro a cura di Antonio Panzone, Avellino-Rocchetta Sant' Antonio una rete per il sud, (Lioni, Rotostampa, 2003)
La Avellino Rocchetta Sant'Antonio è stata nel secolo scorso
una grande via di comunicazione tra l'economia rurale dei paesi dell'entroterra con il capoluogo Avellino, con Napoli e dal lato di Rocchetta con la "capitanata". intere generazini hanno grazie a questa tratta ferroviaria potuto, con tanti sacrifici, recarsi ad Avellino e Napoli in modo che grazie allo studio potessero cambiare il loro status sociale, tutte le mattine gli studenti affollavano le stazioni, carichi di libri e di speranza. La Avellino - Rocchetta, ha dato modo ad artigiani e contadini di poter raggiungere le fiere ed i mercati in modo "veloce", e sempre lungo questi binari, dopo il primo conflitto mondiale, tanti, troppi irpini armati solo di una valigia di cartone, legata alla meglio con dello spago, hanno iniziato il viaggio della speranza in cerca di lavoro e fortuna nei più remoti angoli del mondo. quante mamme, alla fine della seconda
guerra mondiale hanno riabbracciato i figli soldati di ritorno dal fronte, e quante hanno atteso invano di riabbracciare marito o figli. Oggi questa ferrovia è diventata una vecchia "puttana", tutti la ricordano, giovane, bella e disponibile, nessuno è disposto a tenderle una mano. Il mio appello è: "non lasciamola morire". Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo abbandonarla. la Avellino - Rocchetta Sant'Antonio è parte della nostra storia, quella storia che già tante volte ci hanno rubato. Cultural heritage, o retaggio culturale per dirla in italiano, tutto quello di materiale ed immateriale che ha contribuito alla crescita culturale di un popolo. La Avellino Rocchetta è parte integrante del retaggio culturale di una terra a cui le dominazioni, i terremoti, le guerre hanno già tolto tanto. Facciamo in modo che questa tratta diventi
una sorta di treno della memoria intesa quale pellicola su cui possa scorrere un film che racconti parte della storia delra nostra bella terra. Faccimo in modo che i binari, oggi arrugginiti dall'incuria colpevole di chi si ostina a non capire l'importanza di un ritorno al passato, di chi non vuole o fa finta di non voler vedere le potenzialità di una ferrovia lunga un secolo, che come tante cose vissute tanto ha da raccontare a noi e a chi verrà dopo di noi. Non ripetiamo gli errori commessi nel post sisma, quando si è voluto colpevolmente e superficialmente dare un calcio al vecchio in nome di un processo di " modernizzazione" e che invece ha prodotto solo un imbruttimento delle nostre bellissime contrade. Nelle campagne irpine oggi troviamo solo "Ville" camuffate da case coloniche. Per non parlare dei centri storici, abbattuti per costruire palazzi di vetro, o delle bellissime piazze lastricate in pietre che hanno lasciato posto ad anonime pavimentazioni in cemento od asfalto. Ecco, che diventa importantissimo non distruggere l'ultimo simbolo della nostra cultura. Al professore Antonio Panzone da Taurasi, va tutta la mia stima per le pubblicazioni sulla ferrovia del De Sanctis e per le lotte intese a far ripristinare almeno le corse il sabato e la domenica, perchè, ironia della sorte proprio nei fine settimana, quando il turista arriva in Irpinia la Avellino Rocchetta chiude per ferie... Un detto irpino dice che Il cane del principe deve andare a fare il bisognino proprio quando questi spara la quaglia... a buon intenditor poche parole.
Giovanni Ventre