Il turismo dell’anima, non c’è territorio che possa competere con l’Irpinia. Essa è stata definita “ L’Umbria del Meridione”: in questi termini ne hanno parlato Salvatore di Giacomo, Giuseppe Marotta, Alfonso Gatto, Guido
Piovene per significare il fascino mistico di un diadema di tesori monumentali, storici, ambientali e soprattutto spirituali; la cui densità non ha riscontro in nessun altra provincia. Alcuni di essi come quello di Materdomini richiamano oltre un milione di visitatori l’anno. Per poter percepire l’incatesimo di una full immersion destinata ad incidere profondamente nel cammino terreno delle nostre anime bisogna soggiornare almeno tre giorni, un autentico lifting dello spirito. Nello scenario del sanguinoso crepuscolo della civiltà romana con la guerra tra Goti e Bizantini che riduceva il paese ad una landa selvaggia, è fiorito il monachesimo che è stata l’unica forma consociativa a livello spirituale trasmessa attraverso molti secoli. Il fervore religioso della gente irpina portò alla nascita di molte ed importanti abbazie.
Abbazie furono poi chiamate le comunità, la chiesa, le provvidenziali biblioteche e tutti i beni che formavano il patrimonio culturale, spesso ingente, del monastero. Il percorso irpino il cui filo conduttore siano le emergenze religiose è di enorme interesse.
Andare per abbazie, cripte o cattedrali significa tuffarsi nella storia dell’Irpinia, storia che nell’edificio di culto ha sempre il simbolo della propria identità e il segno concreto, fisico della benigna presenza divina,
soprattutto nel caso delle cattedrali in cui si identificano la forza e il ruolo delle città: campanili svettanti che costituiscono ancora oggi il punto di riferimento per il cittadino o il forestiero, cuori pulsanti di comunità urbane spesso legittimate, nella loro autorità, dal fatto di detenere sacre reliquie.
Nell’ampio patrimonio storico monumentale irpino la Cattedrale di Avellino rappresenta un monumentox emblematico. essa è il simbolo vivente delle distruzioni e della resurrezioni di cui la città è stata vittima nel corso della sua storia drammatica . Ricordiamo tra l’altro la distruzione operata dalle truppe di Ferdinando d’Aragona nel 1440, gli scempi e i saccheggi del 1799, oltre la serie incalzante dei rovinosi terremoti del 1688, del 1694, del 1702, del 1732, del 1805, del 1851, del 1930, del 1980. chiusa al culto talora per interi anni è stata più volte restaurata e abbellita. Il restauro più imponente e razionale è stato eseguito dopo il terremoto del 1980.
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