L'irpinia si addice piuttosto a viaggiatori che, come nei tempi passati, siano capaci di cogliere il particolare, di rallentare e di soffermarsi al godere di un paesaggio o, più prosaicamente, a gustare un buon piatto locale. Qui la “non fretta” permette di apprezzare un aspetto altrove ormai raro: l’ospitalità cortese, discreta degli abitanti, la disponibilità a dedicare tempo allo “straniero”che in questi luoghi non si sente mai tale, ma ospite gradito. Può capitare di essere invitato a bere un caffè e ricevere informazioni da fare invidia al più efficiente ufficio di promozione turistica! Un’occasione da non perdere per chiedere dove sia possibile mangiare all’antica, magari in una di quelle gloriose osterie che non hanno mai chiuso i battenti dall’inizio del ‘900, tramandate a figli e nipoti che hanno continuato a proporre in semplicità i piatti umili della cucina Irpina: “Mmenetra Mmaretata”, Mugliatielli, “Mmenestra” di rape e patate, cicatielli, laine con i fagioli, capretto arrosto con le pepaine. È difficile trovarle da soli, cercandole tra l’anonimato dei nuovi centri sorti lontano dai vecchi
borghi abbandonati dopo il terremoto del 1980. per alcuni di essi come Conza e Melito Irpino, quella calamità ha significato la fine. Ma una volta rintracciato il vecchio locale, sono vecchie fotografie alle pareti e qualche oggetto salvato (a volte solo l’insegna) a mantenere vivo il ricordo di tutto quanto è andato irrimediabilmente perduto. Per fortuna dopo l’emergenza e il disorientamento, trascorsi gli anni nei quali sembrava più semplice, con i fondi a disposizione, costruire nuovi insediamenti che recuperare i preesistenti , c’è stata una netta inversione di tendenza e i comuni, ora proprietari dei centri storici abbandonati, hanno avviato progetti di restauro con finalità pubbliche (Musei, Biblioteche ecc.) o private (osterie, ristoranti). A ben vedere la trasformazione di materie in cibo è espressione di arte e di civiltà e, in definitiva, sempre di cultura si tratta! Altre osterie, dopo aver cessato l’attività negli anni delle crisi, sono state, riavviate da nipoti e pronipoti che hanno accolto con piacere la sfida di rivisitare i vecchi piatti, proponendoli in chiave moderna.
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